Perché promuovere la Ricerca in Riabilitazione

La Ricerca in Riabilitazione è, per usare un’immagine “figlia di un dio minore”.

A differenza di altri ambiti della medicina, non è trainata da forti interessi economici e produttivi — non ci sono farmaci da brevettare, non ci sono grandi dispositivi tecnologici che generano mercati miliardari, non ci sono le stesse pressioni industriali che orientano gli investimenti in altri settori clinici.

Il risultato è un doppio deficit – di mercato e di istituzione – che lascia scoperto un intero campo di conoscenza necessario a migliaia di persone con disabilità.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento: il settore della riabilitazione sta transitando dall’approccio “one size fits all” a una riabilitazione di precisione, che richiede metodologie avanzate – studi osservazionali, trial pragmatici, analisi predittiva – e team multidisciplinari.

La ricerca in riabilitazione è un compito assai ambizioso che nessun singolo attore, pubblico o privato, accademico o assistenziale, può svolgere da solo e che rafforza ulteriormente la logica di rete su cui la Fondazione CRES intende fondarsi.

Dalla Letteratura alla community: la Fondazione CRES crea welfare

Un impulso al cambiamento che la Fondazione CRES intende portare avanti arriva oggi dalla Ricerca Clinica (Good Clinical Practice).

La persona disabile non è soggetto di studio o fonte di dati, ma un partner che contribuisce attivamente alle decisioni.

È in questo scenario che si colloca la proposta concreta della Fondazione CRES:

Si tratta di co-progettare la ricerca sulle disabilità in collaborazione con IRCCS, università, centri di eccellenza e attraverso la voce di

professionisti, persone con disabilità, famiglie, associazioni, mondo della scuola e del lavoro. Mettendo insieme tutti gli attori, in una rete aperta e collaborativa, la Fondazione può avere il ruolo in Emilia-Romagna di raccogliere, connettere e costruire salute per le persone.